Biografia

Giovanni Brancaccio nasce il 12 Febbraio 1903 a Pozzuoli (Napoli).
Giovanissimo, viene assunto come apprendista disegnatore meccanico presso la fabbrica d’armi ‘Armstrong’, dove il padre lavora come operaio. Dopo aver frequentato la cerchia del paesaggista locale Leon Giuseppe Buono, s’iscrive ai corsi di Arti Grafiche e Decorazione, tenuti da Francesco Galante all’Istituto d’Arte di Napoli. In questi stessi anni un accentuato interesse per l’arte del passato lo spinge ad esercitarsi nello studio e nella copia dei quadri conservati nel Museo Nazionale di Napoli.
Nel 1923 consegue il diploma di Arti Grafiche all’Istituto d’Arte e due anni dopo è incaricato dell’insegnamento di Incisione in questo stesso Istituto. Inizia così una lunga attività didattica, che durerà ininterrottamente per circa cinquant’anni.
Dal 1936 al 1940 insegna contemporaneamente Disegno di Figura al Liceo Artistico e Incisione all’Accademia di Belle Arti dove, nel 1940 ottiene, per chiara fama, la cattedra di Scenografia; successivamente passa all’insegnamento di Decorazione e poi a quello di Pittura.
Dal 1950 al 1970 ricopre la carica di Direttore dell’Accademia.
Il suo esordio sulla scena artistica avviene nel 1920 con la partecipazione ad una mostra di arte giovanile napoletana. L’anno successivo è tra gli espositori alla prima Biennale Nazionale d’Arte di Napoli e nel 1926 tiene una mostra personale al Maschio Angioino.
Nel 1927 diventa scenografo e direttore di scena della Compagnia Teatrale dei fratelli De Filippo, con i quali intrattiene rapporti di stretta familiarità.
In questo stesso anno insieme con altri giovani artisti come Mercadante, Ciardo, De Val e Fabricatore, entra a far parte del Gruppo Flegreo ma, dopo breve tempo, se ne allontana per affiancarsi a Balestrieri, Girosi, Chiancone, Viti, Galante, che nei loro incontri al Caffè Tripoli di Piazza Plebiscito, danno vita al Gruppo degli Ostinati, con l’intento di introdurre una spinta modernista nella stanca tradizione della pittura napoletana.
Tra lo scorcio degli anni Venti e l’avvio degli anni Trenta, nelle sue opere (Giornata festiva del 1929, La madre del 1930 e Maniscalco del 1931) diventa evidente l’adesione al movimento Novecento e a quel più generale rappel à l’ordre largamente diffuso, a quella data, nella cultura artistica europea.
Per tutti gli anni Trenta - che costituiscono una fase decisamente ascendente della sua arte- Brancaccio è considerato tra i principali interpreti del Novecento napoletano.
Dal 1928 in poi partecipa a tutte le Sindacali napoletane e alle tre Sindacali nazionali di Milano, Firenze e Napoli.
Nel 1929; prende parte all’Esposizione Internazionale di Barcellona; nel 1931 è a Birmingham per l’Esposizione d’Arte Italiana.
E’ presente alle Biennali di Venezia del 1930 e del 1934.
L’invito a partecipare, quattro anni dopo, con una sala personale all’edizione della biennale del 1938, conferma il prestigio di cui oramai gode il maestro napoletano sulla scena artistica nazionale.
Alcuni dei sedici dipinti esposti sono acquistati da importanti gallerie pubbliche: così ad esempio, Giubbetto rosa entra a far parte della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze e L’abito antico del Museo Civico di Torino.
Altre opere vengono esposte in importanti mostre all’estero, come Zia e nipote (alla Mostra d’arte contemporanea di Berna nel 1938, e la Giovinetta che suona il mandolino, al Carnergie Institute di Pittsburgh nel 1939).
In questo periodo è costante la presenza di Brancaccio nelle principali mostre internazionali.
Negli anni tra il 1933 e il 1938 l’artista si dedica allo studio della pittura murale dei romani, con ripetute visite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, agli scavi di Pompei e a quelli di Ercolano. Questa esperienza lo rende ancor più padrone delle tecniche pittoriche, in particolare per quanto riguarda l’affresco, come dimostrano i suoi lavori per la VI Triennale di Milano del 1936 e quelli per la Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare tenuta a Napoli nel 1940.
L’incontro nel 1935 con Luisa Chiarazzo, che egli sposerà e da cui avrà il suo unico figlio, Ettore, lascia un segno profondo nella vita e nella pittura dell’artista. Numerosi, infatti, i dipinti – non solo ritratti – in cui compare la figura della moglie, detta Dora per il colore dei capelli, scomparsa prematuramente nel 1939. Nel 1943 Brancaccio conosce Diana Luise, alla quale si unirà in matrimonio qualche tempo dopo.
Il periodo della guerra segna una svolta nella pittura di Brancaccio, con il tema nuovo delle Bagnanti  nell’atto di raccogliere i loro indumenti nell’inatteso arrivo della tempesta. I soggetti di altre opere derivano dall’esperienza teatrale dell’artista (Dopo il veglione, Le comparse, Vecchio teatro napoletano, Teatrino, In sartoria). Successivamente, mentre prende il sopravvento un pittoricismo dal fare più libero e mosso, l’arte di Brancaccio si arricchisce ancora di altri soggetti, ispirati prevalentemente alla realtà popolare napoletana o agli oggetti e ai momenti più semplici della vita quotidiana.
Nel 1975, il giorno del suo settantatreesimo compleanno, Giovanni Brancaccio si spegne a Napoli, nella sua casa di Posillipo.

La biografia