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incisioni e disegni

L’OPERA GRAFICA

Nella sua produzione grafica, Brancaccio sintetizza in pochi personaggi ed oggetti per ogni composizione, la sua vita contemplativa. Li rende sublimi con lo stile del suo disegno (che si fa pittura) e con la forza espressiva dei suoi colori (che si fanno forme), colori che gli vengono suggeriti, in genere, dalle bellezze naturali di Posillipo e dintorni. Quei luoghi e quelle persone gli riportano alla memoria  antichi e nuovi miti: pescatori di Pozzuoli simili ad iddii mediterranei; uomini in riva al mare muoventesi come filosofi pitagorici in un’aura di Magna Grecia: donne che, nude, si rincorrono agitando maschere; streghe di Benevento; satiri che appaiono d’improvviso fra i pini marittimi e le buganvillee davanti a donne spaventate – ma non troppo -; visi di popolane ora dolci ora spiritosi; ragazzi dei bar dallo sguardo sbarazzino e già pieno d’esperienza; vecchie che paiono uscite dalle commedie di Eduardo; e il mondo dei poveri guitti, e quello delle << celestine >>, veduto con umana, benevola ironia.

La realtà perenne della vita è interpretata dal pittore con sguardo nuovo, e da lui trasfigurata. Brancaccio non si perde in minuzie analitiche, ma si esprime elitticamente come un buon poeta moderno (Valéry diceva: intelligenti pauca). I suoi più alti risultati d’artista, che ha saputo far propri certi aspetti della pittura cubista e metafisica, stanno proprio nei dipinti e nelle opere grafiche dove figure ed oggetti sono di numero assai limitato, essenziale.

Una mostra di Brancaccio è un avvenimento di grande importanza perché non è il risultato di una produzione a scopo di successo e di guadagno immediato, ma perché frutto d’una nascita naturale, dovuta a studio amoroso, a maturazione artistica ed artigianale, e destinata, come il buon vino a conoscitori e buongustai dal palato fine.

Nelle sue incisioni, litografie, xilografie, acqueforti, acquetinte e macchie all’inchiostro, Brancaccio trova modo di sbizzarrirsi ricorrendo a molte esperienze tecniche del passato e apportandovi i frutti dei suoi personali esperimenti. Ed ecco allora i luminosi, intensi risultati di trafile di studi e di tentativi laboriosi e faticosi. Egli adotta talvolta tecniche miste: l’acquaforte con l’acquatinta, la puntasecca con il bulino e perfino con tratto nero e – difficoltà estrema – col tratto bianco. Sorgono così sui fogli le immagini fantastiche raffiguranti il mondo del circo con gli acrobati, i cavallerizzi e i giocolieri; il mondo della tauromachia; e il mondo del popolo napoletano e delle maschere. Altre volte, nelle acqueforti, egli tratta i miti greci o latini con stupendi effetti di luce ora solare ora lunare ora di ribalta.

Il pittore Brancaccio ama trarre dalle lastre, con i giuochi dell’imprevisto, resi possibili dalle morsure (attraverso dosi sapienti di acido nitrico), strani e raffinati contrasti. Così una bancarella napoletana d’angurie e di meloni diventa una figurazione insolita, una composizione mitica di arabeschi e di campiture di colore monocromo, piena di fascino.

Cito qui alcuni esiti straordinari di Brancaccio ottenuti nel campo della litografia e della xilografia, per il loro metafisico potere di suggestione: Ratto d’Europa, su fondo rosso Pozzuoli, che ha la forza tellurica di un graffito pompeiano; i Nudi monocromi di tonalità ocra; la Sibilla su fondo azzurro; e le Ballerine in bianco e giallo, apparizione delicate e lucenti.

Indimenticabili sono anche le composizioni a colori vivaci su fondo bistro  (o seppia).

I dipinti e le opere grafiche di Giovanni Brancaccio vivono una propria vita soprannaturale per mano di un artista che domina, con conoscenza profonda e con magico intuito, materie e misteri.